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Trenta parole e nessuna frase: nelle canzoni di Mike Sain't Louis anche il silenzio ha qualcosa da dire

«Mood» e «La chusta nunca disgusta», due brani quasi senza racconto dell'artista indie alternativo di Madrid che si presenta come «il primo cantautore IA»

Mike Sain't Louis, capelli ricci scuri e barba, in giacca di jeans e maglia grigia, siede di notte su un marciapiede bagnato mentre luci rosse e blu si riflettono sulla strada.
Mike Sain't Louis seduto in una strada bagnata dalla pioggia, giacca di jeans, con i riflessi delle insegne al neon sull'asfalto.

Madrid, 25 ottobre 2026 – Il testo completo di «Mood», una delle canzoni di Mike Sain't Louis, è composto da trenta parole inglesi in fila, da «party» a «hype», seguite dal titolo ripetuto quattro volte. Non c'è un verbo coniugato, non c'è una frase, non c'è una storia. E in «La chusta nunca disgusta» le strofe sono fatte soltanto di nomi propri, ottantotto in tutto, intervallati da un unico ritornello. Per un artista indie alternativo con base a Madrid che si presenta come «il primo cantautore IA» e che di solito scrive testi pieni di dettagli, battute e nomi di ex, sono due eccezioni rumorose. O forse, a guardarle bene, due esercizi sul silenzio.

Chi scrive le parole (e quelle che mancano)

Mike Sain't Louis firma tutti i suoi testi. È compositore, produttore musicale, direttore artistico e CEO della sua etichetta indipendente, MIKE SAIN'T LOUIS, senza discografica né intermediari. La musica e l'interpretazione vocale sono generate con l'intelligenza artificiale, uno strumento di produzione e arrangiamento che lui dirige; le parole, l'idea e la direzione artistica sono sue. In circa due anni ha costruito PLANETA GAYFOLK: 273 singoli e oltre 280 videoclip.

Nel suo catalogo la parola è quasi sempre protagonista. Ci sono testi lunghissimi, confessioni in versi brevi, elenchi di accuse, giochi di doppi sensi. Proprio per questo i rari momenti in cui la parola si ritira colpiscono di più.

«Di solito il mio problema è che ho troppe cose da dire», ammette Mike. «Ogni tanto mi diverte fare il contrario: togliere tutto e vedere che cosa resta in piedi.»

«Mood»: un dizionario senza grammatica

«Mood» è, letteralmente, una lista. Trenta parole che chiunque abbia passato una serata in un locale, o una mezz'ora su un social, riconosce al volo: «party», «baby», «flow», «cool», «beat», «groovy», «style», «club», «drop», «feedback», «look», «outfit», «vibe», «hype», e via così. Sono gli anglicismi che sono entrati nello spagnolo quotidiano, come nell'italiano, senza chiedere permesso.

Il silenzio, qui, è quello della grammatica. Nessuna parola è collegata all'altra; nessuna dice che cosa è successo, a chi, perché. Eppure, messe in fila, raccontano qualcosa: un'atmosfera, un modo di parlare, un'epoca. Il titolo ripetuto alla fine funziona come una didascalia. Non si capisce la storia, si capisce l'umore. Che è esattamente quello che la parola «mood» vuole dire.

Chi ascolta la canzone accanto ai brani più narrativi di Mike nota subito il contrasto. E viene il sospetto che sia una piccola presa in giro: di un linguaggio fatto di etichette, in cui si dicono tante parole e non si dice niente.

«La chusta nunca disgusta»: l'appello di classe

«La chusta nunca disgusta» spinge l'esperimento più in là. Le strofe sono un elenco di nomi propri, Sergio, Martina, Elías, Iván, Carmen, Abel, e poi decine di altri, con qualche ritorno qua e là. Sembra un appello scolastico, o la lista degli invitati di una festa che non finisce mai. Tra un gruppo di nomi e l'altro torna sempre la stessa frase, quella del titolo: «La chusta nunca disgusta».

Non c'è nessuna informazione su queste persone. Non si sa chi siano, che cosa abbiano fatto, perché siano lì. È un silenzio diverso da quello di «Mood»: qui le parole ci sono, ma sono soltanto nomi, e ognuno è una porta chiusa. Chi ascolta riempie gli spazi da solo, magari riconoscendo il proprio.

Alla fine dell'elenco compaiono nomi che vengono da lingue e luoghi diversi, uno accanto all'altro senza gerarchie. Come in una piazza affollata, dove tutti sono presenti e nessuno deve spiegarsi.

«Mi piace l'idea che una canzone possa chiamarti per nome e poi lasciarti in pace», racconta Mike. «Non ti chiede niente. Ti dice solo: ci sei anche tu.»

Il silenzio come parte del metodo

Nei suoi scritti, Mike Sain't Louis insiste spesso su un punto: la musica deve stare al servizio delle parole, e le parole che contano devono arrivare intere. «Mood» e «La chusta nunca disgusta» sono il rovescio di quel principio. Quando le parole sono poche, o sono solo nomi, ogni sillaba pesa di più, e lo spazio tra una e l'altra diventa parte della canzone.

È lo stesso spazio che si trova nelle sue canzoni più dolorose, quelle in cui racconta, con l'aiuto di professionisti, anni di relazioni con partner narcisisti per dare visibilità all'abuso psicologico e ai suoi effetti sulla salute mentale. Anche lì, spesso, ciò che non viene detto conta quanto ciò che viene detto.

La fotografia che accompagna questo comunicato restituisce bene l'atmosfera: una strada di notte, la pioggia, i riflessi dei neon sull'asfalto, una giacca di jeans. Nessun dialogo, solo luce e attesa.

Perché interessa in Italia

L'italiano, come lo spagnolo, ha accolto negli ultimi anni un'ondata di parole inglesi che ormai usiamo senza pensarci. «Mood» le mette in vetrina e le lascia parlare da sole: un esperimento che il pubblico italiano può cogliere senza bisogno di traduzione. E «La chusta nunca disgusta», con il suo elenco di nomi, è una canzone che si capisce anche senza conoscere una parola di spagnolo.

Dove ascoltare e scaricare

Tutta la musica di Mike Sain't Louis si ascolta e si scarica gratis su mikesaintlouis.com, con il testo di ogni brano. Si trova anche su Spotify, Deezer e sulle principali piattaforme. Instagram: @planetagayfolk.

L'artista in breve

Mike Sain't Louis è un artista indie alternativo che lavora a Madrid e si presenta come «il primo cantautore IA». Scrive ogni testo e gestisce in autonomia la propria etichetta. Con PLANETA GAYFOLK, 273 singoli e oltre 280 videoclip, ha creato una trilogia che immagina il viaggio verso un pianeta dove ognuno può vivere così com'è. Le sue canzoni, in spagnolo e anche in inglese, francese e portoghese, mescolano umorismo, camp e sincerità; molti lo hanno scoperto nel 2024 con «Tan Cateto», virale su TikTok.

Contatti stampa

E-mail: info@mikesaintlouis.com Sito: https://mikesaintlouis.com Instagram: @planetagayfolk