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Ho bussato alle porte di Mike Sain't Louis: cronaca di un ascolto tra un portone dorato e un guardiano che non chiede mai da dove vieni

Seguendo il nuovo articolo del blog dell'artista indie alternativo di Madrid, «il primo cantautore IA», un giornalista ascolta «Gatekeeping» e scopre quante soglie, chiavi prestate e gabbie aperte si nascondono in PLANETA GAYFOLK

Uomo con capelli neri ricci e barba corta, camicia di lino beige aperta su una canottiera bianca e tatuaggi sul petto e sulle braccia, seduto sulla sabbia tra dune e ciuffi d'erba secca, con il sole che tramonta all'orizzonte in un cielo arancione.
Mike Sain't Louis tra le dune al tramonto: un paesaggio senza porte né muri, l'opposto del palazzo sorvegliato di «Gatekeeping».

Madrid, 25 ottobre 2026

Ho cominciato da una frase. «Una porta è l'unica parete che sa muoversi.» L'ha scritta Mike Sain't Louis, artista indie alternativo di Madrid che si presenta come «il primo cantautore IA», in apertura di un nuovo articolo del suo blog. Racconta di averla pensata un pomeriggio guardando la porta della sua stanza socchiusa, con una lama di luce del corridoio che filtrava dal bordo. Da allora, dice, vede porte dappertutto nelle sue canzoni.

Ho deciso di seguirlo. Cuffie, testo aperto sul telefono, il suo articolo accanto. Questa è la cronaca di quel giro di maniglie.

Il primo minuto: un portone che si apre sul buio

Il percorso parte da «Gatekeeping», e il videoclip mi prende alla sprovvista dopo pochi secondi, subito dopo il titolo. Due battenti di una porta antica, legno chiaro, maniglie dorate lavoratissime, si separano lentamente. Dietro non c'è una stanza. C'è un buio quasi totale e, al centro, un punto di luce bianca che esplode in bagliori, come una stella vista attraverso un vetro.

Mi fermo e torno indietro. Mike Sain't Louis scrive che quell'inquadratura gli sembra ancora perfetta perché non si capisce da che parte siamo: potremmo essere chi apre, chi aspetta fuori, o la luce stessa. Ha ragione. Una porta così è una promessa e una minaccia insieme. In una canzone che parla proprio di chi ha diritto di attraversare certe soglie, funziona come una domanda prima ancora del testo.

Gallerie di specchi rotti

Più avanti il clip mi porta in gallerie lunghissime, pareti foderate di damasco, specchi rotti in cornici dorate, una porta dopo l'altra fino in fondo, dove cammina di spalle una figura minuscola. Sono corridoi da palazzo, da museo, da quei luoghi dove sembra sempre servire un invito. Gli specchi infranti, osserva l'autore, dicono molto di cosa succede quando qualcuno si guarda troppo nel proprio riflesso.

A questo punto ho capito che il video non mostra quasi mai un ingresso libero. Tutto è soglia, tutto è anticamera.

Il guardiano e la sua definizione

«Gatekeeping» è una parola inglese senza traduzione esatta, e in Italia la usiamo ormai così com'è. Viene dalla figura del guardiano del cancello, quello che decide chi passa e chi no. Si dice di chi sorveglia l'accesso a un ambiente, a uno stile, a una forma d'arte. Tra le etichette scelte dall'artista al momento della pubblicazione compaiono «cultura del permesso», «buon gusto», «elitismo». Bastano a capire di cosa parliamo.

Il ritornello lo dice con un'immagine semplicissima:

«Gatekeeping, shutting every door»

Chiudere ogni porta. Non una: tutte. Poco prima, il testo spiega come si costruisce la fortezza: tracciando una linea attorno a sé e dandole il nome solenne di cultura. Leggendo il commento di Mike Sain't Louis, mi segno una riga: per lui è il modo più elegante di chiudere una porta, non con un chiavistello ma con una definizione. «Se decidi tu cosa è arte e cosa no, non hai più bisogno di cacciare nessuno», scrive. «Restano fuori da soli.»

La domanda che il guardiano non fa mai

C'è un passaggio che l'autore considera il centro di tutto: la canzone rimprovera al guardiano di non interessarsi mai all'origine di nulla, solo al permesso. Non chiede da dove viene una cosa, che storia porta, quanto le è costato arrivare. Chiede soltanto chi l'ha autorizzata. È la logica delle liste degli invitati, delle tessere, dei timbri sul polso.

Qui l'ascolto smette di essere un esercizio. Mike Sain't Louis scrive che, come persona queer, quella logica la conosce bene: per molto tempo, e ancora oggi in tanti posti, la vita di persone come lui è dipesa da qualcuno con le chiavi che decideva se potevano entrare. Rimetto il ritornello e lo sento diversamente.

L'ultimo giro del ritornello

Poi arriva il dettaglio che, confesso, al primo ascolto mi era sfuggito. Nell'ultimo giro del ritornello cambia una riga. Quella che prima era una lamentela sulle porte chiuse diventa la descrizione del potere del guardiano: decidere chi sta dentro. Arriva tardissimo, quando credevi di sapere il ritornello a memoria. Ed è la frase che spiega tutto: il problema non è la porta, che in fondo è solo legno, ma la mano che si è presa il diritto di muoverla.

Le altre porte del pianeta

Il blog non si ferma qui. Annuncia porte dorate e porte rosa, porte sbattute e porte chiuse con delicatezza, chiavi prestate, gabbie lasciate aperte e un labirinto senza uscita, sparse nel catalogo di PLANETA GAYFOLK: 273 singoli e oltre 280 videoclip pubblicati in circa due anni. Non è un inventario, avverte lui, ma il gesto di chi gira per una casa vecchia toccando ogni maniglia per vedere cosa si apre. Ho chiuso il telefono con la voglia di continuare il giro.

Perché ascoltarlo dall'Italia

Il dibattito su chi abbia il diritto di dire cosa sia arte è vivo anche da noi, e lo è ancora di più quando di mezzo c'è l'intelligenza artificiale. Mike Sain't Louis scrive tutti i suoi testi; la musica e l'interpretazione vocale sono generate con l'IA, che usa come strumento di produzione e arrangiamento. «Gatekeeping» è, anche, una risposta a chi vorrebbe tenerlo fuori dalla porta.

Dove ascoltare

«Gatekeeping» e l'intero catalogo si ascoltano e si scaricano gratis su https://mikesaintlouis.com, ogni brano con il suo testo. La musica è anche su Spotify, Deezer e sulle principali piattaforme. L'articolo completo è sul blog: https://mikesaintlouis.com/blog/una-puerta-dorada-una-jaula-abierta-y-una-llave-prestada-las-puertas-de-planeta-gayfolk

Su Mike Sain't Louis

Base a Madrid, etichetta propria che porta il suo nome e nessun intermediario: Mike Sain't Louis è paroliere, compositore, produttore musicale e direttore artistico, artista indie alternativo e «primo cantautore IA». Con PLANETA GAYFOLK ha costruito una trilogia, «Descubierto un nuevo planeta llamado GAYFOLK», «Ojalá se pudiera viajar a GAYFOLK» e «El día de la liberación», che racconta il viaggio verso un pianeta dove ognuno può vivere come è. Le sue canzoni, in spagnolo e anche in inglese, francese e portoghese, vanno dall'elettropop alla copla. Nel 2024 «Tan Cateto» è esplosa su TikTok.

Contatti stampa

E-mail: info@mikesaintlouis.com Web: https://mikesaintlouis.com Instagram: @planetagayfolk